A rischio chiusura il dissalatore di Porto Empedocle.
Zambuto chiede un incontro con Lombardo sulla gestione. Licenziati 4 dipendenti. Iniziativa del consigliere Arnone.
Di Redazione Giornalisti del 05 Giugno 2010 18:38 | Pagina visualizzata 304 volte
Dissalatore di Porto Empedocle a rischio chiusura. Una possibilità non remota, considerato le difficoltà legate alla gestione dell’impianto. Negli ultimi tre anni, come si sa, sulla base di un protocollo di intesa, la gestione è stata per intero a carico della Regione, a costi elevati. Accordo che va a scadere a giorni. Proprio ieri il sindaco Zambuto ha inviato una lettera al presidente della Regione, Lombardo, per trovare una soluzione. Sulla vicenda si registra oggi anche l’intervento del consigliere Arnone.
Il rischio è serio. I rubinetti del dissalatore di Porto Empedocle, costruito per erogare 100 litri d’acqua al secondo solo per i cittadini di Agrigento, potrebbero chiudersi. E questo per via del rimpallo di competenze sulla gestione dell’impianto tra Regione e Comune. Appena ieri il sindaco Zambuto ha inviato una nuova lettera al presidente Lombardo, proponendo due soluzioni: acquisto della Regione dell’impianto o gestione al Comune ma dietro l’invio di risorse regionali. Intanto l’impresa che gestisce l’impianto ha proceduto al licenziamento di quattro persone. Una situazione a rischio.
E sulla vicenda interviene il consigliere comunale del Pd, Giuseppe Arnone, il quale sollecita i tre assessori regionali agrigentini ad assumere innanzi alla città una pubblica posizione e conseguente iniziativa per chiarire se questo dissalatore, costato oltre otto milioni di euro, è utile e va mantenuto oppure è superfluo e va smantellato. Secondo Arnone, ciò che è inaccettabile è che non si esterni alcuna decisione e le decisioni vengano assunte, nei fatti, mediante il silenzio e la tacita chiusura dell’impianto.
Il rischio è serio. I rubinetti del dissalatore di Porto Empedocle, costruito per erogare 100 litri d’acqua al secondo solo per i cittadini di Agrigento, potrebbero chiudersi. E questo per via del rimpallo di competenze sulla gestione dell’impianto tra Regione e Comune. Appena ieri il sindaco Zambuto ha inviato una nuova lettera al presidente Lombardo, proponendo due soluzioni: acquisto della Regione dell’impianto o gestione al Comune ma dietro l’invio di risorse regionali. Intanto l’impresa che gestisce l’impianto ha proceduto al licenziamento di quattro persone. Una situazione a rischio.
E sulla vicenda interviene il consigliere comunale del Pd, Giuseppe Arnone, il quale sollecita i tre assessori regionali agrigentini ad assumere innanzi alla città una pubblica posizione e conseguente iniziativa per chiarire se questo dissalatore, costato oltre otto milioni di euro, è utile e va mantenuto oppure è superfluo e va smantellato. Secondo Arnone, ciò che è inaccettabile è che non si esterni alcuna decisione e le decisioni vengano assunte, nei fatti, mediante il silenzio e la tacita chiusura dell’impianto.
