Processo Marna, sentenza d'appello
Di Redazione Giornalisti del 14 Luglio 2010 10:50 | Pagina visualizzata 292 volte
Un’inchiesta che svelò pericolosi intrecci tra mafia – appalti – politica. E’ l’operazione in codice Marna che nell’ottobre del 2007 portò in carcere una decina di persone, tra cui presunti fiancheggiatori del superboss latitante Gerlandino Messina, oggi ritenuto a capo di Cosa nostra agrigentina dopo la cattura diFalsone e che provocò lo scioglimento anticipato del comune di Siculiana per infiltrazioni mafiose. Un’inchiesta nella quale determinante fu il ruolo degli imprenditori vittime del pizzo che decisero di rompere il muro del silenzio. Adesso lo Stato presenta il conto. Dodici condanne, per complessivi 60 anni di carcere, due assoluzioni e un imputato che dovrà essere nuovamente processato: questo il verdetto della Corte d’Appello di Palermo, emesso ieri, al termine di una camera di consiglio durata quasi sei ore. La sentenza ricalca buona parte il verdetto di primo grado definito con il giudizio abbreviato. La pena più alta, 7 anni e 8 mesi per Giovanni Putrone; 7 anni, 6 mesi e 10 giorni per Carmelo Infantino; confermati 3 anni e 4 mesi per Maurizio Di Gati, oggi collaboratore di giustizia. E ancora 5 anni per Pasquale Di Salvo, Calogero Iacono, Bruno Doria; Gerlando Giuseppe Gucciardo. Sei anni per Francesco Gucciardo e 4 anni e 6 mesi per l’altro Francesco Gucciardo, 5 anni e 4 mesi per Vincenzo Mangiapane; 4 anni e 4 mesi per Martino Dino Vitello; 2 anni per Giuseppe Lana. Per Pasquale Di Salvo la sentenza di primo grado è stata dichiarata nulla per vizi di motivazione e pertanto dovrà essere sottoposto a nuovo processo. In primo grado erano stati assolti tre imputati, Stefano Iacono, di Realmonte, Vincenzo Iacono, di Siculiana e Giuseppe Lana, di Ribera. Quest’ultimo ieri è stato condannato a 2 anni di reclusione. Per i due Iacono è stata confermata l’assoluzione. E l’aspetto più importante della sentenza riguarda la condanna degli ex esattori del pizzo a risarcire gli imprenditori che si sono costituiti in giudizio. Le loro accuse, in pratica, hanno trovato fondamento.
