Appello dei Vescovi siciliani, più coraggio contro la mafia.
Di Redazione Giornalisti del 09 Marzo 2010 19:06 | Pagina visualizzata 33 volte
Più coraggio contro la mafia. I vescovi siciliani e, più in generale, quelli del Sud, escono alla scoperto e sollecitano una posizione più coraggiosa e meno timida rispetto al fenomeno mafioso. Un intervento che segue di poche settimane il documento della Cei che aveva definito le mafie il cancro del Sud. Ad uscire allo scoperto sono tre vescovi, tra cui quello di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, che invitano dall’interno della comunità ecclesiale a segnali concreti ed azioni dimostrative. In particolare don Franco propone di abolire ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Appena due settimane fa il documento dei vescovi italiani che definiva la mafia un cancro del Sud. Una ferma e dura presa di posizione, quella della conferenza episcopale italiana, contenuta in un documento “Per un Paese solidale: Chiesa e Mezzogiorno", nel quale si puntava l’indice contro le inadeguatezze delle classi dirigenti e le mafie, colpevoli, entrambe, di avvelenare la vita sociale, pervertire la mente e il cuore di tanti giovani. Oggi è la volta di tre vescovi del Sud, impegnati in prima fila contro la mafia: il vescovo di Locri, mons. Giuseppe Morosini, quello di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero e l’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, che dalle colonne di Famiglia Cristiana, parlano di una Chiesa “timida" di fronte alla mafia. E’ ora, sostengono i tre, di scelte coraggiose per il Sud, per fare in modo che il documento della Cei sul Mezzogiorno, elaborato il 24 febbraio scorso, non finisca sugli scaffali, come quello di 20 anni fa. Ci siamo occupati del sacro e non della fede, ammonisce il nostro don Franco. La gente ci chiede sacramenti e noi glieli diamo. Ma nascondiamo la parola di Dio e sosteniamo un’idea di Chiesa intrecciata attorno alle devozioni, che possono consolare, ma non incidono e non cambiano i comportamenti. Montenegro sostiene che qualche provocazione può favorire la riflessione. E ricorda quella del Natale scorso quando dal presepe tolse i Re Magi spiegando che erano stati respinti alla frontiera come clandestini. È servito alla gente per rendersi conto in quale Paese stralunato dall’ossessione per la sicurezza stiamo vivendo, continua. Proporrò, conclude, di abolire ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto, se poi nessuno denuncia, e la cultura mafiosa è l’unica ammessa. Parole riprese da mons. Mogavero di Mazara che denuncia presunti casi di collusione ed avverte: all’interno della Chiesa non siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda. Non abbiamo bisogno di solidarietà gratuita né da parte dello Stato, né delle Regioni, né delle altre diocesi, conclude. Questo documento servirà se ognuno farà la propria parte”, sostiene mons. Morosini, vescovo di Locri. Insomma, la Chiesa meridionale prende sempre più coscienza della realtà e fa sentire alta la propria voce, come quella di Papa Giovanni II nella Valle dei Templi.